[…] Voltaire non è d’accordo. Ammette che molti di noi, al memento della morte, sceglierebbero di ripendersi la vita. Ma si tratta di un desdierio generato dal terrore, dalla paura dell’ignoto. Per giunta ritiene che sia necessario distinguere. Si preferisce morire in modo subitaneo che morire di noia. L’osservazione di Voltaire potrebbe essere un commento a Hobbe: se la vita è solitaria, miserabile, cattiva e bruta, chi si lamenterà della sua brevità? Eppure ce ne lamentiamo, senza limite e misura. La nostra riluttanza ad abbandonare la vita non è frutto dell’amore: è parte della rete di paure e perversioni che ci accompagnano dalla culla alla tomba.
Corillo Äonen
Concedi poesia per un istante nel fluire marcio del paradiso, fra gl'immondi pugnali, l'amante secca e la ferita del cuor diviso.



